Il tasso di interesse legale nel diritto civile brasiliano: tra il consolidamento del Topic 1368 della Corte Superiore di Giustizia e la riconfigurazione promossa dalla Legge n. 14.905/2024.

Maggio 22, 2026

Eloise de Castro Borba

Avvocato. Specializzato in diritto presso la FAE e l'UNIBRASIL.

Riassunto

La definizione del tasso di interesse legale nel diritto civile brasiliano rivela un processo evolutivo caratterizzato da tensioni tra tecnica giuridica, realtà economica e certezza del diritto. Partendo da un modello fisso nel Codice Civile del 1916, il sistema si è evoluto verso l'indeterminatezza normativa del Codice Civile del 2002, richiedendo un intervento giurisprudenziale, culminato con l'istituzione del tasso SELIC da parte della Corte Superiore di Giustizia nel caso 1368. Successivamente, la Legge n. 14.905/2024 ha promosso una nuova svolta ristabilendo la separazione tra interesse e correzione monetaria. Il presente articolo approfondisce l'analisi da una prospettiva dogmatica, evidenziando la distinzione tra interesse di mora, interesse compensativo e interesse remunerativo, esaminando gli impatti di tale evoluzione sul sistema delle obbligazioni e sulla prassi forense.

Parole chiave: Interessi di mora; interessi compensativi; interessi remunerativi; tasso SELIC; Argomento 1368/STJ; Legge 14.905/2024.

Astratto

La definizione del tasso di interesse legale nel diritto civile brasiliano riflette un processo plasmato dalle tensioni tra teoria giuridica, realtà economica e certezza del diritto. Da un modello a tasso fisso previsto dal Codice Civile del 1916, il sistema si è evoluto verso l'indeterminatezza normativa con il Codice Civile del 2002, rendendo necessario l'intervento giudiziario, culminato nell'adozione del tasso SELIC da parte della Corte Superiore di Giustizia nella sentenza n. 1368. Successivamente, la Legge n. 14,905/2024 ha introdotto un cambiamento strutturale ristabilendo la distinzione tra interesse e correzione monetaria. Il presente articolo approfondisce l'analisi da una prospettiva dottrinale, concentrandosi sulla distinzione tra interesse di mora, compensativo e remunerativo, ed esaminandone l'impatto sul diritto delle obbligazioni e sulla prassi giuridica.

parole chiave: interessi di mora; interessi compensativi; interessi remunerativi; SELIC; Tema 1368/STJ; Legge 14,905/2024.

  1. Introdução

Per comprendere il tasso di interesse legale è necessario, prima di tutto, identificare il ruolo che l'interesse riveste nel sistema obbligazionario stesso. Non si tratta semplicemente di un indice di aggiornamento o di un dettaglio accessorio della sentenza, bensì di un meccanismo che traduce, in termini concreti, la risposta dell'ordinamento giuridico all'inadempimento e all'abuso del capitale preso in prestito.

Nel corso dell'evoluzione del diritto brasiliano, questo istituto ha subito cambiamenti significativi. È partito da un modello semplice e oggettivo, ha attraversato una fase di marcata apertura interpretativa e, più recentemente, si è assistito a un tentativo di riorganizzazione concettuale. In questo contesto, il Tema 1368 della Corte Suprema di Giustizia e la Legge n. 14.905/2024 non rappresentano soluzioni isolate, ma fasi dello stesso problema: come strutturare in modo coerente l'applicazione degli oneri sull'obbligazione inadempiente senza generare distorsioni economiche.

  1. Sviluppo
    1. Sulla distinzione strutturale tra tipologie di interesse e correzione monetaria: fondamenti dogmatici e implicazioni per l'articolo 406 del Codice Civile.

Per comprendere appieno il tasso di interesse legale è necessario, come punto di partenza, distinguere tra le diverse tipologie di interesse: interesse di mora, interesse compensativo e interesse di remunerazione, e soprattutto differenziarle dalla correzione monetaria.

Gli interessi di mora derivano direttamente dal mancato pagamento e mirano a compensare il creditore per il ritardo, ai sensi degli articoli 389 e 395 del Codice Civile. Gli interessi compensativi, invece, sono legati al legittimo utilizzo del capitale e funzionano come corrispettivo contrattuale. Infine, gli interessi compensativi hanno carattere indennizzativo, volto a riparare la perdita d'uso di un determinato bene o valore.

La correzione monetaria, tuttavia, opera su un piano diverso. Non rappresenta un guadagno, ma semplicemente un ripristino del valore reale dell'obbligazione. In altre parole, non vi è alcun aumento delle attività, ma solo la preservazione del contenuto economico.

Questa distinzione, sebbene elementare dal punto di vista dogmatico, non è sempre rispettata nella pratica. Ed è proprio qui che sorge il problema: quando il sistema consente l'utilizzo di indici che non preservano la distinzione tra le istituzioni – come ad esempio il tasso SELIC –, si inizia a lavorare con un parametro che mescola funzioni giuridiche distinte, rendendo difficile controllare cosa venga effettivamente addebitato.

Pertanto, l'interpretazione dell'articolo 406 del Codice Civile non può prescindere da questo fondamento dogmatico. La definizione del tasso di interesse legale deve necessariamente rispettare la distinzione tra i concetti giuridici, altrimenti la coerenza del sistema ne risulterebbe compromessa e la logica stessa del diritto contrattuale violata.

  1. Dalla coerenza del Codice civile del 1916 all'indeterminatezza strutturale dell'articolo 406 del Codice civile del 2002.

Il Codice Civile del 1916 adottò un modello normativo semplice, ma tecnicamente coerente, fissando il tasso di interesse legale al 6% annuo. Sebbene oggi questo possa sembrare insufficiente, soprattutto in scenari inflazionistici, presentava un importante pregio: la chiarezza concettuale. L'interesse era interesse, e non vi era confusione con i meccanismi di correzione monetaria.

Con il Codice Civile del 2002, questa logica viene abbandonata. L'articolo 406 opta per una tecnica di rinvio esterno, collegando i tassi di interesse legali a quelli applicabili alle imposte federali. Il problema è che la disposizione non definisce quale sia questo tasso, né ne chiarisce la natura.

In pratica, ciò ha creato uno scenario ben noto ai professionisti del diritto: molteplici interpretazioni coesistono simultaneamente, tutte giuridicamente valide.

Pur essendo difendibili, sono economicamente incompatibili. Applicare l'1% al mese, con correzione monetaria, produce un risultato completamente diverso rispetto all'applicazione del tasso SELIC come unico indice.

Più che una divergenza teorica, si tratta di un problema concreto che incide direttamente sul valore delle condanne. Ed ecco il punto cruciale: l'articolo 406 non risolve la questione, bensì trasferisce alla magistratura il compito di definire ciò che dovrebbe già essere delimitato dalla legge.

Questa incertezza ha prodotto, in pratica, tre problemi principali.

Il primo problema è la pluralità di interpretazioni giuridicamente plausibili ma economicamente inconciliabili. Il riferimento alle imposte federali ha consentito sia l'adozione dell'aliquota mensile dell'1% (basata sull'articolo 161, §1, del Codice Tributario Nazionale) sia dell'aliquota SELIC (utilizzata dal Tesoro Nazionale). Queste due soluzioni non solo sono diverse, ma producono risultati finanziari sostanzialmente divergenti, il che compromette l'equità e la prevedibilità delle decisioni giudiziarie.

Il secondo problema è la perdita di identità concettuale del tasso di interesse legale. Consentendo l'applicazione del tasso SELIC – un indice che incorpora simultaneamente interessi e correzione monetaria – il sistema inizia a operare con un parametro che non rispetta la classica distinzione tra adeguamento all'inflazione e compensazione per il ritardo. Questa fusione compromette la trasparenza del calcolo e rende difficile identificare la funzione giuridica svolta dall'onere applicato.

Il terzo problema, e il più delicato dal punto di vista pratico, è l'instabilità decisionale. L'assenza di una definizione chiara ha portato alla formazione di una giurisprudenza frammentata, in cui tribunali diversi – e talvolta anche organi diversi all'interno dello stesso tribunale – hanno adottato criteri distinti. Ciò ha generato un clima di incertezza per gli avvocati, soprattutto nella definizione della strategia procedurale, nella preparazione dei calcoli e nella valutazione del rischio.

In questo contesto, l'articolo 406 cessa di svolgere la sua tipica funzione di norma integrativa e inizia a operare come norma incompleta, la cui efficacia dipende

di intervento giudiziario. In altre parole, il dispositivo non risolve il problema.

— Lo sposta.

È proprio questa lacuna strutturale a spiegare la necessità dell'intervento della Corte Superiore di Giustizia nel caso 1368. Tuttavia, come si vedrà, la soluzione giurisprudenziale, pur efficace dal punto di vista dell'uniformità, non elimina del tutto le tensioni dogmatiche derivanti dalla formulazione stessa della norma.

  1. Dal caso STJ 1368 alla legge n. 14.905/2024: tra soluzione pragmatica e ricomposizione dogmatica.

Il provvedimento n. 1368 della Corte Superiore di Giustizia (STJ) nasce proprio in risposta a questo scenario di instabilità. Stabilendo il tasso SELIC come tasso di interesse legale e vietandone la cumulabilità con altri indici, la Corte mira a standardizzare l'applicazione dell'articolo 406 del Codice Civile. È stata formulata la seguente tesi:

"L'articolo 406 del Codice Civile del 2002, prima dell'emanazione della Legge 14.905 del 2024, deve essere interpretato nel senso che il tasso Selic è il tasso di interesse di mora applicabile ai debiti di natura civile, in quanto tale è il tasso in vigore per la rettifica monetaria e il ritardato pagamento delle imposte dovute al Tesoro nazionale."

La Corte parte da una premessa funzionale: poiché il tasso SELIC è un indice che incorpora già componenti di interesse e adeguamento all'inflazione, la sua somma ad altri indici implicherebbe un doppio conteggio, distorcendo il valore della sentenza, come stabilito nella sentenza REsp 1.795.982/SP.

Da un punto di vista pratico, la soluzione è efficiente. Riduce le discrepanze e garantisce prevedibilità. Tuttavia, da una prospettiva dogmatica, l'adozione del tasso SELIC non è esente da critiche.

Questo perché si tratta di un indice ibrido che incorpora simultaneamente i tassi di interesse e la correzione monetaria. Utilizzandolo come unico parametro, il sistema finisce per confondere la distinzione tra istituzioni che hanno funzioni giuridiche distinte. In parole semplici: diventa impossibile sapere con precisione cosa...

Questo pagamento viene effettuato per compensare l'inflazione e per rimediare al ritardo.

Ciò non significa negare l'utilità della soluzione adottata dalla Corte Superiore di Giustizia (STJ), ma riconoscere che essa risolve un problema di standardizzazione a scapito di una certa perdita di precisione concettuale.

Da questa prospettiva, si comprende che l'adozione del tasso SELIC come parametro generale per i tassi di interesse legali, sebbene funzionale, rivela una soluzione dettata più dalla necessità di stabilizzare il sistema che dalla fedeltà alla struttura dogmatica del diritto contrattuale. Ammettendo un indice che assolve simultaneamente a funzioni distinte, il sistema inizia a operare secondo una logica di semplificazione che, in una certa misura, compromette la corrispondenza tra l'onere applicato e la sua causa giuridica. In termini più diretti, la precisione concettuale viene sostituita dall'efficienza decisionale – una scelta che, pur comprensibile dal punto di vista giurisprudenziale, non è del tutto soddisfacente da un punto di vista teorico.

È proprio a questo punto che si inserisce la Legge n. 14.905/2024, come un movimento di ricomposizione concettuale. Modificando gli articoli 389 e 406 del Codice Civile, il legislatore rompe con la logica dell'unificazione e ristabilisce la separazione tra interessi e correzioni pecuniarie, allineando il sistema alla tradizione dogmatica delle obbligazioni. In tal modo, non solo si rafforza la distinzione funzionale tra gli enti, ma si conferisce anche maggiore precisione tecnica al calcolo degli oneri, pur a costo di una maggiore complessità operativa.

Pertanto, il percorso tra il Tema 1368 e la Legge n. 14.905/2024 rivela una tensione strutturale tra pragmatismo giurisprudenziale e rigore dogmatico, dimostrando che l'evoluzione del sistema non è il risultato di una costruzione lineare e coerente, bensì di successivi aggiustamenti volti a mitigare le carenze del modello normativo stesso.

  1. Conseguenze pratiche: dalla teoria alla strategia procedurale

Nella pratica forense, questa discussione cessa di essere meramente teorica e inizia ad avere un impatto diretto sulla quantità eseguita. L'errata applicazione di

Gli oneri possono aumentare o diminuire significativamente il debito, rendendo indispensabile la corretta classificazione legale degli indici utilizzati.

La corretta identificazione della natura giuridica degli oneri consente, innanzitutto, l'eliminazione di accumuli indebiti, specialmente nei casi in cui il tasso SELIC viene applicato simultaneamente agli indici di correzione monetaria, il che costituisce un doppio giudizio. La stessa Corte Superiore di Giustizia, nella sentenza REsp 1.795.982/SP..., È stato riconosciuto che il tasso SELIC, poiché incorpora interessi e correzioni monetarie, non può essere combinato con altri indici, pena la distorsione del valore reale della sentenza.

Inoltre, la corretta delimitazione concettuale dei tassi di interesse consente di formulare argomentazioni in merito all'applicazione eccessiva delle sanzioni, soprattutto nel contesto dell'esecuzione forzata, poiché l'errata applicazione degli oneri può gonfiare artificialmente il debito. A questo punto, la discussione cessa di essere meramente aritmetica e assume una connotazione giuridica, richiedendo al giudice di qualificare correttamente gli indici applicati.

Inoltre, tale distinzione assume rilevanza strategica nella strutturazione dei ricorsi, in particolare nelle istanze di chiarimento e nei ricorsi speciali. Questo perché la definizione di interessi e di rettifica monetaria è direttamente collegata agli articoli 389 e 406 del Codice Civile., consentire la formulazione di accuse di violazione diretta della legge federale, requisito essenziale per l'esame del ricorso speciale.

Nonostante il progresso concettuale promosso dalla Legge n. 14.905/2024, la modifica legislativa non affronta pienamente il problema strutturale che ha dato origine alla controversia. Infatti, pur ristabilendo la distinzione tra interessi e rettifica pecuniaria, non elimina completamente le difficoltà interpretative derivanti dall'applicazione dell'articolo 406 del Codice Civile, in particolare per quanto riguarda la delimitazione dei termini di prescrizione e la coesistenza di regimi giuridici distinti. In un certo senso, la soluzione legislativa sposta il problema – ora dal piano concettuale a quello operativo – richiedendo una maggiore competenza tecnica da parte dell'interprete per evitare ulteriori distorsioni.

Un altro aspetto rilevante risiede nel fatto che la giurisprudenza della Corte Superiore di Giustizia (STJ) ha riconosciuto che i criteri per l'applicazione degli interessi e della correzione monetaria costituiscono una questione di ordine pubblico, soggetta a revisione ex officio. (Vedi AgInt in AREsp 2.059.743/RJ), La Corte ha ribadito che la determinazione delle accuse non è soggetta a preclusione e può essere riesaminata in qualsiasi momento, anche nelle fasi avanzate del procedimento.

Questa caratteristica accresce significativamente la rilevanza strategica del tema, poiché ne consente la ridiscussione anche quando non è stato oggetto di precedenti contestazioni, fungendo da vero e proprio strumento di riequilibrio del debito.

Infine, con l'entrata in vigore della Legge n. 14.905/2024, si intensifica l'esigenza di precisione tecnica. La coesistenza di regimi distinti rende necessaria la segmentazione temporale delle spese., che richiede ai professionisti del diritto di possedere non solo conoscenze teoriche, ma anche competenze pratiche nell'applicazione simultanea di diversi criteri.

In questo scenario, la controversia sui tassi di interesse legali cessa di essere una questione marginale e diventa centrale nella disputa giuridica. Non di rado, il disaccordo sul tasso applicabile modifica sostanzialmente l'importo da riscuotere, influenzando direttamente la fattibilità economica della pretesa. Per questo motivo, una corretta comprensione della materia non si limita alla precisione tecnica, ma assume un ruolo strategico nella pratica professionale, soprattutto nei contenziosi che coinvolgono ingenti somme di denaro.

3 Conclusione

L'evoluzione del tasso di interesse legale nel diritto civile brasiliano rivela un costante adattamento tra tecnica giuridica e realtà pratica.

Il Codice Civile del 1916 offriva un modello semplice e coerente, seppur limitato. Il Codice del 2002 cercò di modernizzare il sistema, ma finì per creare incertezza. Il Topic 1368 ha portato uniformità, ma con...

Si riscontra una certa perdita di precisione concettuale. La legge n. 14.905/2024, d'altro canto, tenta di riorganizzare il sistema, ripristinando importanti distinzioni.

Tuttavia, questa ristrutturazione non elimina le complessità. Al contrario, inaugura un doppio regime giuridico, in cui coesistono il precedente orientamento giurisprudenziale e la nuova disciplina giuridica, richiedendo agli operatori del diritto di possedere capacità di segmentazione temporale e precisione tecnica nell'applicazione degli oneri probatori.

Considerata questa evoluzione, la conclusione principale che emerge è che la definizione del tasso di interesse legale ha cessato di essere una questione accessoria, assumendo una posizione centrale nella teoria e nella pratica del diritto contrattuale. Non si tratta più semplicemente di calcolare valori, ma di comprendere quale funzione giuridica venga esercitata da ciascun onere applicato.

Per i professionisti del diritto, soprattutto per coloro che operano a livello strategico, questa comprensione non è facoltativa. È fondamentale per la corretta formulazione delle argomentazioni giuridiche, per individuare le distorsioni nei calcoli del debito e, soprattutto, per ottenere risultati economicamente validi e giuridicamente sostenibili.

Più che una discussione sugli indici, il dibattito sul tasso di interesse legale rivela un punto critico del diritto civile contemporaneo: la difficoltà di conciliare coerenza dogmatica, efficienza decisionale e certezza del diritto. Il percorso analizzato – dall'indeterminatezza dell'articolo 406 del Codice Civile al consolidamento del tasso SELIC da parte della Corte Superiore di Giustizia (STJ) e al successivo intervento legislativo – dimostra che, quando si privilegia uno di questi elementi, un altro tende a essere compromesso. La sfida, quindi, non consiste solo nel definire quale tasso applicare, ma anche nel costruire un sistema che sia al contempo tecnicamente coerente e funzionale nella pratica – un compito che, come si può constatare, rimane aperto.

Riferimenti

BRASILE. Lei nº 3.071, 1° gennaio 1916. Codice civile.

. Lei nº 10.406, 10 gennaio 2002. Codice civile.

. Lei nº 5.172, 25 ottobre 1966. Codice Tributario Nazionale.

. Lei nº 14.905, del 30 agosto 2024.

. Corte Superiore di Giustizia. Appello Speciale n. 1.795.982/SPTribunale speciale. Relatore: il giudice Luis Felipe Salomão. Deciso nel 2023.

. Corte Superiore di Giustizia. Appello interlocutorio nell'appello speciale n. 2.059.743/RJRelatore: Giudice Marco Buzzi. Decisione del 2023.

. Corte Suprema Federale. Appello straordinario n. 1.558.191/SP.

GONÇALVES, Carlos Roberto. Diritto civile brasiliano: parte generale. San Paolo: Saraiva.

TARTUCE, Flávio. Manuale di diritto civile. San Paolo: Metodo.

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